La mia storia    

“Non preoccuparti, un bel posto alla Montedison non sarà un problema per me fartelo avere; ti conosco ragazzo, i tuoi profitti scolastici …, la tua famiglia …. In questa regione del centro-sud un posto in un’ industria come la Montedison rappresenta un buon avvenire, una certezza !”
Un lavoro a Bussi,  nei pressi di Chieti dove ero cresciuto, vicino a Castel di Sangro dove ero nato!
Avevo di fronte il Dott. Paolo F. , amico di famiglia e responsabile dell’ufficio assunzioni della famosa Azienda, che mi stava offrendo un lavoro !
Mi sentivo un po’ confuso, ero un  ventunenne curioso, ambizioso e competitivo, avevo vissuto fino a quel momento scappando appena potevo al campo sportivo, facendo a volte anche dei chilometri a piedi per arrivare prima a Chieti Scalo, sede degli allenamenti, per  saltare, lanciare, correre fino a vomitare nelle ripetute dei 300 metri.
Mi piaceva la “stamina”, come dicono gli inglesi!
Avevo scelto di fare atletica perché mi esaltava l’agonismo individuale, e pur non avendo il “fisico adatto” praticavo il  decathlon, la specialità dei superman, per affermare che a volte si può arrivare dove si vuole se ci si crede fino in fondo !
Tutte le mie fatiche   cominciavano a trasformarsi in successi, prima con i vari record e titoli provinciali, poi regionali,… le gare al NORD !!!,…

      

In “Azzurro” a Lorrach ( Germania), e  prima di partire per Lapua (Finlandia) “I SUDICI”,
 come ci chiamavano quelli del nord! (con me, c’è Pietro Mennea!  Schio 1970)

le convocazioni ai raduni collegiali a Schio, Formia, Tirrenia, …. la Maglia Azzurra, …. il Centro Sportivo dei Carabinieri, cominciavo quasi a sognare le Olimpiadi….
quando….
… una mattina, sulla statale che da Chieti porta a Francavilla a Mare, il mio amico Giuliano Jezzi prese male una curva e con la moto ci siamo spataccati per terra.
UNA GAMBA ROTTA !!!……
Una gamba rotta significava dire addio a quel genere di vita che già assaporavo e mi dava carica ed emozioni, significava niente sogni di  Olimpiadi, niente più medaglie, niente uova e zucchero (il doping di allora), niente pista in terra rossa, niente scarpette chiodate, niente sudore, niente viaggiare !
Avevo avuto una educazione pragmatica e cominciai a pensare che quell’evento segnava una svolta, ed era, mio malgrado, venuto il momento di diventare grande, lavorare, cambiare rotta, far valere le ragioni dei miei genitori che sognavano per me un posto di lavoro sicuro, vicino casa.

Il dottor Paolo F. mi disse “Ragazzo, prima di assumerti, voglio parlare un po’ con te, ho qualcos’altro da prospettarti.”
Il “qualcosa da prospettarti” era un vero prospetto: un foglio bianco con su tracciata una linea verticale che lo divideva in due colonne.
Mi disse “A destra scriviamo Montedison, a sinistra scriviamo Sport. Qual è la vita che desideri?”, Poi sul foglio aggiunse delle voci generiche riguardanti l’aspetto economico, sociale, culturale, emotivo, ecc… e mi chiese di attribuire un punteggio ad ogni voce per colonna.
Alla fine fece una somma dei punteggi e mi disse “La tua strada non passa per Bussi!  Perché non ti iscrivi all’ISEF ?”
Devo a quell’incontro tutto quello che  è stato il mio vissuto professionale!
Era  giugno del 1974, frequentavo con buon profitto il secondo anno di ingegneria, avevo superato da poco un corso di programmazione per calcolatori elettronici,  ero un atleta del G.S. Carabinieri di Bologna ed ero stato appena convocato per un incontro internazionale di Decathlon che si sarebbe svolto in Spagna, ed ora mi trovavo a dover decidere di cambiare totalmente la mia vita.
Alla mia obiezione “C’è un concorso di prove fisiche, ed io sono ingessato e ne avrò per altri cinque mesi.” Lui serafico rispose” Vedrai che ce la farai, ne sono certo!”
Anche i pressanti incitamenti da parte del mio compagno di squadra Giorgio Berto (oggi docente alla Facoltà di Scienze Motorie di Firenze), appena diplomato presso l’ISEF di Milano, decathleta anch’egli con cui vinsi nel ‘73 i Campionati Italiani di Decathlon a squadre, mi indussero a decidere in quel senso, e fu così che a settembre di quell’anno mi presentai al concorso, con le stampelle e con un gesso che mi bloccava l’intera gamba sinistra.
Nonostante tutto mi esibii in un paio di progressioni alla sbarra e alle parallele che lasciarono allibiti gli esaminatori che, seppur con riserva di una ulteriore visita ortopedica, mi ammisero e dettero inizio alla mia avventura professionale.
Per mantenermi agli studi in Bologna, facevo gratuitamente l’allenatore dei saltatori presso la Virtus, gloriosa squadra di atletica felsinea, in cambio di qualche ora retribuita presso il Circolo Tennis, che il mio mentore, Prof. Cesare Garulli riuscì a farmi attribuire.
Mi diplomai nel minor tempo possibile ed iniziai immediatamente ad insegnare nella Scuola Statale.
A quell’epoca non esisteva ancora la figura professionale del Preparatore Atletico.
La mia innata curiosità verso i fenomeni fisici, soprattutto nel campo della fisiologia umana, mi spinse a studiare presso la Facoltà di Medicina e a fare esperienza nel campo della ricerca scientifica con semplici  sperimentazioni che mi portarono a costruire rudimentali ma efficaci strumenti tecnici adatti allo scopo.
Fu nel 1977, in seguito alla necessità di capire le qualità di esplosività di un soggetto che costruii il mio primo strumento: un semplice misuratore di accelerazione utilizzando un campanello elettrico,  un rotolo di carta da telescrivente e della carta carbone!
L’accelerometro era così costituito: su di un supporto di legno veniva fissato il sistema perfettamente funzionante di un vecchio campanello da appartamento privo della parte concava che fungeva da campana. Il martelletto, quindi, invece di picchiare sulla campana, era disposto in maniera da picchiare su un punto in cui passava la fettuccia di carta da telescrivente che era una lunga striscia di carta larga circa tre centimetri e sufficientemente resistente avvolta a formare un rotolo, e tra la carta e il martelletto del campanello veniva alloggiata un pezzo rotondo fissato al centro, di carta carbone.
Un capo della carta da telescrivente veniva infine fissato alla cintura di un soggetto che avrebbe effettuato uno scatto in avanti o un salto verticale.


L’accelerometro a nastro

Al “VIA” lo strumento così strutturato, veniva alimentato da una serie di pile, ed il soggetto da valutare iniziava a correre o a saltare, la striscia di carta quindi veniva trascinata, il martelletto contemporanamente batteva sula carta carbone che a sua volta avrebbe lasciato la traccia di un punto sulla carta da telescrivente, ed alla fine dello scatto o del salto avremmo avuto una traduzione scritta di un gesto atletico in un documento biomeccanico più sofisticato.
In pratica, considerando che la frequenza con cui il martelletto batteva è di 50 Hertz (cioè 50 volte al secondo), avrebbe impresso sulla striscia di carta trascinata una serie di puntini distanti uno dall’altro un certo spazio con un intervallo di tempo di 2 centesimi di secondo (1 secondo = 100 centesimi; 100 centesimi diviso 50 volte al secondo (50 Hz) = 2 centesimi).
Misurando lo spazio tra i vari punti e conoscendo il tempo impiegato per tracciarli, era semplice calcolare la velocità del soggetto che correva o saltava secondo la legge fisica Velocità = Spazio diviso Tempo; essendo note poi le varie velocità nel tempo era ancor più semplice calcolare le varie accelerazioni secondo la legge fisica : Accelerazione = Velocità inale meno velocità iniziale tutto diviso il tempo intercorso tra le rilevazioni delle due velocità.
Successivamente per studiare l’evoluzione della forza nei ragazzi in fase pre e postpuberale, rendendomi conto che non sarebbe stato facile usufruire dei bilancieri (non esistevano ancora le varie attrezzature oggi in circolazione) costruii  una pressa dinamometrica che serviva per valutare la forza massimale isometrica di qualunque distretto biomeccanico.


La pressa dinamometrica

Con l’ausilio di questo genere di attrezzo utilizzando l’innumerevole massa di studenti con cui entravo in contatto ogni anno scolastico, cominciai ad approfondire gli studi sull’andamento della forza alle varie età nei due sessi con una ricerca trasversale e longitudinale..
Naturalmente un grande aiuto nella comprensione dei fenomeni biologici e biomeccanici legati alla forza, mi venne dallo studio della Statistica, che da allora ha sempre accompagnato ogni mia esperienza scientifica.
Cominciai a cercare personalmente, nonostante esistessero già altri studi uno fra tutti quello del Prof. Franco Merni mio collega e mia musa ispiratrice (questo lui non lo ha mai saputo!), tutte le varie correlazioni esistenti tra le varie qualità motorie, e fu così che mi impegnai in ricerche sempre più gratificanti supportato dall’esperienza di alcuni professori del Dipartimento di Antropologia dell’ Università di Bologna, con cui ho in seguito pubblicato vari studi sulle caratteristiche motorie ed antropometriche soprattutto nel settore dell’attività motoria giovanile e nel tennis, sport in cui esercitavo la professione di Preparatore fin dal 1975.
Nei primi anni ottanta, superata l’esperienza dell’accelerometro, utilizzai un impianto di fotocellule per fornirmi di un sistema equipollente alla famosa Pedana di Bosco, per la rilevazione di tempi di contatto e di volo durante l’esecuzione di salti verticali e per la valutazione della forza esplosiva. Detto sistema fu in seguito modificato in una piccola pedana a fotodiodi collegata ad un cronometro digitale.
Comunque uno dei miei pallini iniziali  nel campo della preparazione fisica, era quello di poter  utilizzare l’informatica per arrivare alla stesura dettagliata di un piano personalizzato di allenamento.
Ma nel 1977 e non esistevano ancora i personal computer !
Questo sogno si realizzò solo con l’arrivo del Commodore Vic 20 (home computer che veniva utilizzato soprattutto dai ragazzi per i primi videogiochi).
Erano i primi anni ‘80  e con l’aiuto di un atleta da me allenato (Walter Rosa, triplista da quasi 16 metri, studente di Ingeneria) iniziai ad imparare un nuovo linguaggio di programmazione: il BASIC, che si rivelò  una cosa semplicissima per me che circa 10 anni prima avevo appreso l’uso dei complicatissimi linguaggi FORTRAN ed ASSEMBLER.
I primi passi nel campo della programmazione, li realizzai progettando e costruendo un software che per qualche verso mi procurò una certa notorietà nel campo dei preparatori e maestri di tennis in quanto, dopo aver io professato per lungo tempo la necessità di individualizzare l’allenamento, finalmente mettevo a disposizione di chi avesse voluto un nuovissimo sistema informatico per definire in maniera oggettiva e precisa le caratteristiche motorie dei singoli atleti e di conseguenza canalizzare la loro preparazione con un  approccio migliore per la ricerca del massimo risultato.
Naturalmente come spesso accade nel nostro Paese, nonostante le varie pubblicazioni, gli studi, e nonostante allenassi molti tra i migliori tennisti italiani, la Federazione Tennis non mi prese in considerazione e con me neanche questa nuova metodologia di preparazione.
Ad ogni buon conto posso sempre essere orgoglioso di aver portato alcuni miei atleti nel novero dei migliori tennisti di livello mondiale (Camporese, Narducci, Scala, solo per fare qualche nome tra i più noti) e di aver realizzato l’unica videocassetta a tutt’oggi circolante sulla “Preparazione Atletica del Tennista”.
Nel 1985, in seguito alla spinta culturale venutami anche dallo studio approfondito della Fisiologia Umana, la conoscenza dettagliata delle varie pratiche allenanti e una migliore capacità di programmare, realizzai un software per costruire schede di allenamento da palestra.
La prima, grande esperienza professionale e culturale arrivò nel 1988.
Collaboravo a Bologna presso la Casa di Cura “Villalba” ed ero il Personal Trainer del proprietario, il Prof. Franco Verzella, oculista di grande fama che per primo in Italia eseguiva la cosiddetta “facoemulsificazione del cristallino” tecnica chirurgica con cui si restituiva una capacità visiva ottimale a persone portatrici di cataratta, attraverso l’impianto intrabulbare di un cristallino sintetico.
Questo incontro fu per me importantissimo sotto il profilo professionale, non tanto per il fatto di fare da trainer ad un signore di mezza età con velleità di maratoneta, quanto e soprattutto perchè il Prof. Verzella, un fanatico della forma fisica, voleva istallare nella sua clinica, un cosiddetto Health Center, acquisendo le tecnologie e i protocolli dalle COOPER CLINIC americane.
Io ero il tecnico di fiducia del Prof. Verzella e con lui ebbi i primi contatti con personaggi notissimi del mondo della fisiologia umana, tra gli altri il Prof. Enrico Di Prampero sui cui libri e ricerche mi ero formato, e il Dott. Kennet Cooper in persona: colui che conoscevo come l’ideatore del test omonimo .
Potete immaginare l’emozione che provai nello stringere la mano di questi personaggi!
In collaborazione del Dott.  Domenico Majone, il cardiologo della clinica, cominciai a ricercare ed applicare le metodologie sportive al servizio del FITNESS.


Col Dott. Majone nel laboratorio di fisiologia applicata durante l’esecuzione di un test cardiovascolare

In quegli anni, pubblicai alcuni articoli sulla necessità dell’esercizio fisico aerobico di bassa intensità come azione preventiva sulle malattie cardiovascolari.
Ideai un software che sulle tracce di quello costruito per l’allenamento personalizzato degli atleti, e realizzai piani di Fitness per i frequentatori di palestre, tenendo conto dei risultati ottenuti in un semplice test aerobico sullo step (Test di Margaria), e sulla percentuale di Massa Grassa che costituiva la loro composizione corporea. Il FitProf  (Fitness Profile).
Molte palestre bolognesi se ne dotarono, e presto con la diffusione che solo il passaparola poteva garantire, fui contattato da una azienda leader milanese (Dietosystem) che acquisì detto software per presentarlo nel Salone dei Vip allestito insieme alla emergente ditta di macchine isotoniche da palestra Tecnogym , ai Campionati del Mondo di Calcio (Italia ‘90), oltre che inserirlo nel proprio listino di vendita.
Era il primo e sicuramente l’unico software del genere circolante in Italia !
Venivo invitato a tenere varie conferenze sul tema del Fitness e del Wellness, parole queste, che ancora non erano in uso nel frasario dei proprietari di palestre e della gente comune che  le frequentava.
In uno di questi convegni, nel marzo del 1990 a  Sanremo, ero al tavolo dei relatori con il Prof. Gianni Benzi, di cui avevo studiato tutti gli scritti sulla biologia dello sport, ed il Prof. Antonio Dal Monte, responsabile del Laboratorio di ricerca dello Sport dell’ Acquacetosa di Roma.
Le loro relazioni li impegnavano per circa un’ora ciascuno, io dovevo parlare e dimostrare per due giorni di fila !
Una soddisfazione pari a quella della prima convocazione in Nazionale !


Convegno sull’ attività fisica nella terza età – Sanremo  1990 con i Proff. Dal Monte e Benzi

Sempre nello stesso periodo, vista la notorietà che ormai stava acquisendo la Pedana di Bosco, pensai di allargare lo spazio d’azione di questo strumento di valutazione collegando ad un computer oltre alla  pedana a conduttanza , anche un cardiofrequenzimetro che rilevasse e mostrasse graficamente sullo schermo ciò che avveniva in tempo reale durante una prestazione di resistenza alla potenza   degli arti inferiori.
Fu da lì che nacque il POWER CARDIO TEST. Era il 1991.
Successivamente lo stesso Prof. Carmelo Bosco si complimentò per questa mia idea e mi offrì la possibilità di una collaborazione scientifica.
Non credevo a quello che mi capitava !
Alcuni preparatori atletici di squadre di calcio si dotarono di questo nuovo strumento di valutazione, e tra questi mi piace ricordare il Prof. Giampiero Ventrone, appena approdato alla Juventus, e il Dott. Formica dell’Ascoli Calcio. Man mano che il tempo passava, però mi rendevo conto di non poter più sostenere il ritmo incessante e martellante con cui l’elettronica procedeva e con essa la realizzazione di  tutti i nuovi componenti ed apparati informatici . Non avevo materialmente il tempo per apprendere e realizzare, anche se le idee non mancavano di certo.
Mi  dedicai un po' più al lavoro da campo, ho continuato ad allenare ed a sperimentare nuove vie metodologiche, con risultati tutto sommato apprezzabili.
Non mi è mai capitato però di operare per una grande squadra o per un grande atleta.
Nel 1999, alla costituzione del 1° Corso di Laurea in Scienze Motorie presso l’Università di Bologna, sono stato selezionato tra i partecipanti al “concorso a titoli”, e nel 2000  mi sono”laureato con lode”  in Scienze Motorie discutendo una tesi sperimentale di Statistica.
Nel 2001 ho rincontrato Giorgio D’Urbano, teatino come me che ricordavo un giovanissimo frequentatore delle pedane di salto con l’asta in quel di Chieti, di cui ho seguito le notevoli vicende sportive quale allenatore del mito dello sport italiano, Alberto Tomba.
Grazie a Giorgio, fui contattato dalla Ditta Syntesi di Casnigo (Bg) che produsse in scala industriale il mio software PowerCardioTest, che oggi è uno dei test più usati dai preparatori atletici e che ho presentato in forma ufficiale al Congresso per le Universiadi 2003 di Tarvisio, alla presenza di alcuni guru mondiali della fisiologia e metodologia dello sport.


Tarvisio, Universiadi 2003 - con il Prof. Di Prampero ed il mio mito Prof. Yuri Verkhoshansky.

 


La brochure del PowerCardioTest

Dal 2004 sono tornato al Tennis collaborando con alcune realtà tennistiche bolognesi, occupandomi anche della preparazione atletica di tennisti professionisti ed aspiranti tali. Nel frattempo anche la Federazione Italiana Tennis si è ricordata di me conferendomi la nomina di Responsabile Tecnico Regionale per la Preparazione Atletica dell' Emilia e Romagna in affiancamento al Tecnico Federale Lorenzo Manfredi, nonchè collaboratore per la valutazione atletica, del Tecnico Federale Giovanni Paolisso per la Macroarea (Toscana, Emilia e Romagna, Marche) a partire da settembre 2007.